Non puoi andare via da Verona senza prima aver provato il bollito con la pearà

Il bollito con la pearà è un piatto tipico ed esclusivo di Verona grazie alla caratteristica purea composta da brodo, midollo, pan grattato e pepe.

Non puoi andare via da Verona senza prima aver provato il bollito con la pearà

Tra una meraviglia e l’altra, visitare Verona significa provare anche i suoi deliziosi piatti tipici. Ci sono i bigoli con le sarde, il risotto col tastasal, quello con l’amarone, il panettone e tanti altri. Ma se vuoi davvero conoscere il sapore di Verona, non puoi lasciare la città senza prima aver provato il lesso con la pearà.

Cos’è il bollito con la pearà

Verona è sicuramente una città d'inestimabile valore, nominata dall'Unesco patrimonio dell'umanità per il tipo di struttura cittadina. È visitata ogni anno da milioni di persone per ammirarne le numerose bellezze, tra queste la famosa storia narrata da Shakespeare di Romeo e Giulietta, il cui balcone è ormai considerato una vera e propria meta turistica. Inoltre Verona è molto conosciuta per la sua Arena che, da tempo, ospita alcuni dei migliori artisti mondiali.

Il tour della città è davvero lungo, ma prima di andare via non puoi dimenticare di assaggiare i piatti tipici del luogo. Sicuramente saprai che Verona è la città dov'è nato il Pandoro con Domenico Melegatti, ma non è finita qui: una delle pietanze tipiche più apprezzate in città è il bollito con la pearà.

La pearà è una purea di brodo, pan grattato, midollo e pepe. Sembra tanto semplice a dirsi, ma è un piatto molto saporito che, per fare bene, servono diverse ore di cottura e tanti piccoli segreti che le nonne a Verona si tramandano da generazioni. Di solito viene utilizzata come salsa per accompagnare il bollito e, nonostante non sia mai diventata famosa a livello nazionale, ogni veronese sa che quando c’è la pearà è un giorno di festa. Quindi no, non puoi andartene da Verona senza prima aver provato il bollito con la pearà.

La storia della pearà

La pearà è un cibo molto semplice che nasce principalmente da quelli che erano gli scarti alimentari. In quanto pietanza povera e adatta a tutti questa ricetta è però immersa nel mistero poiché della sua origine si conosce solo una leggenda.

Secondo questo racconto la pearà venne impiattata per la prima volta nel 572 d.C., quando la città fu elevata a capitale. Durante tale periodo vi era a capo della città un certo Alboino, marito di Rosmunda, il quale aveva imposto il matrimonio uccidendo il padre di lei. La giovane donna decise così di non mangiare più così che quest'agonia finisse il prima possibile. Il cuoco di corte però non poteva sopportare la visione di questa scena, perciò decise di preparare una ricetta che avrebbe fatto tornare le forze alla ragazza, la quale non si sarebbe potuta sottrarre a causa del sapore tanto buono.

Ecco così che nasce la pearà, una volta fatta assaggiare tale pietanza alla moglie di Alboino, magicamente le tornarono le forze e iniziò a escogitare un piano per vendicarsi di quest'ultimo. Allora decise di chiedere aiuto ad Elmichi, un giovane nobile – nonché suo amante – al fine di uccidere il marito. Fu così che Rosmunda ricevette giustizia vendicandosi del marito. Tuttavia, anche Elmichi iniziò ad avere comportamenti alquanto arroganti e, al fine di evitare una seconda ingiustizia nei suoi confronti, decise di eliminare anch'esso.

La storia si macchia di sangue mettendo in risalto come tema centrale l'incredibile energia sprigionata dalla pearà; certamente questa storia ha degli elementi un po’ sopra le righe, ma è abbastanza eloquente ed è facile intuire quanto la tradizione della pearà sia radicata in città.

Com’è fatta e come si mangia la pearà

La ricetta della pearà sembra nascere nella povertà e prevede quindi l'utilizzo di ingredienti davvero semplici ed economici. Infatti, inizialmente era composta da pane vecchio, brodo di carne e infine midollo di bue. Anche in questo contesto la pearà come piatto tipico di Verona mostra quanto siano cambiate le cose nel tempo; si pensa fosse nato come piatto povero ma così non è, considerando il fatto che uno degli ingredienti principali della pearà è il pepe, (da cui prendeva il nome di pepata) spezia all’epoca molto costosa da non poter definire in alcun modo economica.

Ciò dimostra la testimonianza che la pepata, o pearà, derivi da un piatto di origini nobili, il quale ha subito modifiche nel corso del tempo adattandosi a un piatto comune. Ovviamente è un piatto molto comune adesso ma un tempo poteva risultare davvero costoso e per questo motivo considerato anche tipico del Natale da servire esclusivamente durante questi giorni di festa. Ancora oggi le pietanze seguono una sorta di moda che le porta a diventare tipiche di tutto l'anno o semplicemente di un periodo in particolare, in questo caso la pearà può essere considerata una ricetta ottima per l'inverno perché è una preparazione che viene servita molto calda.

Inoltre la pearà è davvero versatile; basti pensare che molto spesso esistono delle ricette diverse e che possono cambiare di molto da un nucleo familiare all'altro adattandosi ai gusti della singola famiglia. Come per esempio l'utilizzo del grana padano, un tempo inammissibile per i costi elevatissimi, oggi risulta essere una delle variazioni più comuni della pearà, nonostante la maggior parte dei veronesi consideri il formaggio un elemento completamente estraneo a questo piatto tipico così esclusivo che non supera i confini provinciali.